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martedì 29 settembre 2009

♥ Il vento di Lisbona

A Lisbona il cielo è azzurro, così azzurro che ti fanno male gli occhi a guardarlo a volte. Il sole splende generosamente quasi tutti i giorni e dà alle piastrelle colorate che decorano i palazzi, una luce invidiabile. Riflessi di colori che si mischiano ai suoni della città, caotica e tranquilla. La gente ha sguardi seri e a volte mi sembra un po' triste, e mi chiedo come mai guardando la tanta bellezza che c'è intorno. Credo che in realtà quelle facce siano solo riservate e un po' schive verso l'esterno. Siano un po' portoghesi insomma. Lisbona affascina ad ogni angolo, pensi che sei in una grande metropoli, ma a volte sembra di essere in un film degli anni '50 con strade dissestate e palazzi di epoche lontane. Mi piace l'idea di avere un oceano vicino e dei fiumi che io chiamo mare, perchè tanto l'acqua è salata e se quello è un fiume il Mincio allora cos'è?! Mi piace l'idea della conquista e della scoperta che hanno fatto grande questa città in passato, e che la rendono magica anche adesso. Mi lascio cullare dalla forza del vento, che ti accarezza e ti schiaffeggia a seconda dei giorni, che sposta le nuvole e cambia il tempo come vuole. Mi piace sentire il vento sulla faccia, sperando che continui a tirare e che mi riporti a Lisbona presto. Prestissimo.
Gngino saudade

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19:59
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lunedì 11 maggio 2009

♥ Voci alla finestra

Nel mio palazzo c'è odore di cibo appena cucinato, ci sono urla di bambini che giocano rincorrendosi, ci sono i vicini che si parlano e si salutano da una finestra all'altra o dal balcone mentre stendono i panni che profumano di buono. Ci sono voci forti che si sentono dentro l'ascensore e lo rendono surreale. Tanti suoni entrano dalla mia finestra che è sempre aperta anche quando piove, come stasera. La vita mi batte sui timpani e cerco di farla entrare un po' anche dentro di me. Sono suoni indistinti di una lingua che mi è lontana, ma mi fanno sorridere. Mi fanno ripensare ai rioni di una volta, dove si conoscevano tutti e tutti si fermavano a parlare per chiedere come andava la vita. La mia vita va in direzioni incerte, se mi chiedessero come va direi bene, tutto bene. Perchè non voglio più lamentarmi, voglio essere felice ogni giorno. Anche quando piove, anche quando sento la nostra canzone e mi si stringe il cuore così forte che fatico a respirare, anche quando vedo le mie donne nelle foto sulla parete e vorrei tornare immediatamente, anche quando vedo i bambini per strada e penso al "mio" bimbo che cresce e a quanti suoi sorrisi perdo...Voglio continuare a sorridere insieme alle voci alla finestra, perchè tra tutte quelle c'è pure la mia, ed è ora di farla sentire meglio.
Gnigno finestra aperta

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22:56
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domenica 12 aprile 2009

♥ Tutto da rifare

Sono appena tornata con le valigie ancora da disfare e già tremo all'idea di doverne fare delle altre. E' tanto che non scrivo e adesso che mi sento spaesata sento che è il caso di ricominciare. Si ricomincia a fare tutto: valigie, appartamento, nuove facce da riconoscere, vecchie facce da tenere nel cuore, una nuova lingua con cui andare d'accordo e una nuova dimensione per tre mesi. Cambiano i posti, cambiano le direzioni, ma le situazioni si assomigliano. Solo che non so se sono pronta. Qualcuno una volta mi ha detto che non si è mai pronti. Io poi sembro non esserlo mai. Fatico a trovare l'entusiasmo della partenza, l'adrenalina di una nuova avventura. Rimango ancorata al mio presentissimo passato che mi lega alle mie donne, a te, alla mia famiglia. Penso a quanti errori ho fatto, a quello che potevo fare meglio e a quello che avrei potuto fare di diverso. Avrei potuto tenermi un piano B, ma per pigrizia, per sbaglio, per scaramanzia non l'ho fatto. Occhi languidi che seguono lo schermo, che faticano a restare asciutti in questa serata primaverile che mi fa il solletico e tenta di farmi sorridere. Motivi per ridere ne ho da vendere, ma nessuno mi convince più di tanto. Per ora resto qui a guardarmi intorno quasi aspettando che qualcuno mi dica cosa fare, che mi dica che tutto andrà bene e ogni cosa si rimetterà al suo posto.
Un'altra partenza bussa alla porta. Mi toccherà aprirla e fare un bel sorriso agli ospiti che farò entrare nella mia vita. Voi intanto seguitemi da qui e tenetemi compagnia, l'occhio languido ne ha bisogno!
Gnigno leaving

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20:10
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venerdì 19 dicembre 2008

♥ I Wanna Dance With Somebody Who Loves Me

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16:28
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mercoledì 13 agosto 2008

♥ Spaiata

Oggi guardando sulla mia agenda l'ho rifatto di nuovo. Mi sono messa comoda e bagnando ogni tanto il mio dito di saliva ho iniziato a sfogliare le pagine. Ho iniziato l'ennesimo conto alla rovescia che ha come topic sempre lo stesso oggetto e non è più originale: "quando ti rivedrò". Si accettano scommesse. No, so che non siamo ancora a questo livello di imprevedibilità, ma il mio equilibrio spesso e volentieri scompare per un po' e mi fa piombare nel panico. La distanza s'è accorciata ma c'è. E soprattutto la sera si sente. Fa capolino da sotto il cuscino e si corica al mio finaco facendo finta di essere un'amica, una delle persone più normali e affidabili che conosci. Tu sai che non è così, ma vuoi crederle nuovamente ogni notte, perchè vuoi solo dormire.
Quando ho finito di contare alla rovescia, mi sono accorta che non manc moltissimo. Manca sicuramente meno dell'ultima volta. E ho sorriso. Un sorriso strano un po' amaro, un po' zuccheroso: "Manca poco" mi sono ripetuta. "Manca tanto" ho ripetuto subito dopo. E' che spesso mi sento come un guanto abbandonato, messo male in tasca e altrettanto male fuori uscito. Sul marciapiede, in un freddo pomeriggio di gennaio. La notte e il freddo più aspro stanno per arrivare e il guantino calpestato e scalciato dai più, se ne rimane lì solo soletto. A volte vorrei ricongiungermi con l'altro guanto, per fare due chiacchiere, per stringere un po' di mani e per parlarci da una tasca all'altra del cappotto. Credo che dovrò aspettare l'inverno per poterlo fare, nella speranaza che qualcuno non mi getti via prima o mi raccolga.
Gnigno Spaiato

PS Foto scattata da ebefeldt, trovate la sua pagina flickr cliccando sul suo nome o direttamente sull'immagine. Titolo della foto Afraid of the dark.

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12:48
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sabato 19 luglio 2008

♥ Attese

Ci sono tanti tipi di attese. In un mio precedente post avevo illustrato l'attesa dal dentista, quel piccolo ma significativo microcosmo che è la sala d'attesa, anticamera dell'ispezione orale. Ma non c'è solo quell'attesa. C'è l'attesa assonnata alla fermata dell'autobus al mattino, c'è l'attesa del taxi sotto la neve che spesso con simpatia non si ferma. Poi ti tocca aspettare gli amici ritardatari o aspettare in coda sotto il sole cocente perchè di chi ti ha dato la patente sono piene le strade. Aspetti, anche, di diventare grande, soprattutto quando sei adolescente, quando vivi quella fase di transizione: capisci un po' come va il mondo e ne vorresti sempre più, ma non te lo concedono perchè non sei ancora maggiorenne. Serve aspettare e non bruciarsi le tappe subito. Lo dice una che ha sempre fretta, che è prennemente sui blocchi di partenza pronta a sfrecciare via. Lo dice una che è nata in 8 mesi tanta era la voglia di uscire e vedere al di fuori del pancione. Attendere rafforza lo spirito, allena l'animo a godersi con calma le cose e a fare mill progetti sul futuro. Lo so a volte rompe un po' i cosiddetti, ma fa parte del gioco. Io ho aspettato per più di tre mesi di ritrovare una delle cose più preziose della vita. Ho sofferto, ho battuto pugni sul tavolo e ho versato lacrimucce. Ma ho resistito, ho avuto pazienza e tra poco sarò ripagata. Ora non mi resta altro che aspettare stasera...Alla fine il punto è sempre attendere il proprio turno, tanto si sa, prima o poi arriva.
Gni'

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14:10
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giovedì 10 aprile 2008

♥ C'avevo il blocco

Sono tornata. Sì, fisicamente e anche mentalmente sul pianeta Mantova, Bologna, Italia. Ho fatto fatica e non sono tuttora al 100%. Perchè tornare è anche un po' morire. Ok, forse questa affermazione è azzardata ed esagerata, ma è così. Torni e allo stesso parti diretto verso un posto che è casa tua, che conosci e dove sai che sul terzo scaffale impolverato in camera tua puoi trovare Borges. Dove sai esattamente che profumo avranno le tue magliette pulite. Tutte queste cose le sai e le conosci a memoria, ma tu chi sei? Chi sei diventata laggiù, dall'altre parte dell'oceano? Cosa ti è successo? Sei cambiata. Hai assaporato vite nuove dentro il tuo stesso corpo, sei stata Anna, Hanna, Ann, Ana. Sei stata tante persone in una, tutte diverse. Tutte che ora sopravvivono nella tua mente. Una mente gigante e non perchè sei un fisico nucleare, ma perchè ora i tuoi orizzonti non hanno confini. Ti senti grande, vorresti andare ovunque. Sai che la tua cittadina provinciale o la tua amata Bologna non ti bastano più. Hai fatto il grande salto di qualità, o meglio, di quantità e ora...Prenditi se ci riesci. Hai capito che i tuoi bambini probabilmente parleranno tante lingue. Sei stata soddisfatta anche se non mangiavi pasta ogni giorno. Ti sei innamorata dell'oriente di cui ignoravi pressochè l'esistenza. Hai modellato la tua vita a mille nuove situazioni e ora? Che si fa? Si deve ridimensionare tutto. Sì, perchè infilare un tir nel posto macchina di una cinquecento è impossibile, anche smussando gli angoli. Bisogna proprio cambiare parcheggio. Bisogna trovare soluzioni alternative, perchè per forza di cose 'sto tir per un po' si dovrà fermare.
Sono tornata dopo settimane in cui non riuscivo più a scrivere sul blog, a rispondere alle email, ad ascoltare la musica. Vuota, incasinata e con l'occhio gonfio. Ma ora ho iniziato la retromarcia e sto cercando di parcheggiare. Non mi sta venendo poi così male, però una cosa è certa: io son donna al volante...
Gni'

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16:37
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giovedì 20 marzo 2008

♥ Friends

L'hanno fatto ancora. Eh sì, ancora una volta in giro per il mondo le super donnine si sono ritrovate per trascorrere un po' (purtroppo troppo poco) di tempo insieme e far tremare le strade della Grande Mela. Atterrate hanno atteso che circa 2054238952 indiani prima di loro fossero controllati dalla police, ma con santa pazienza, hanno messo piede fuori dall'aeroporto e finally...WELCOME TO NYC, GIRLS!!! Quasi due settimane intense che le hanno viste rincorrere bella fauna locale in giro per le avenues e la subway. Che le hanno viste scatenarsi in danze scatenate al Beauty Bar oppure ai fornelli a casa del Sultano per una cena italiana da ricordare. E il freddo gelo di Boston dove lo mettiamo? Incuranti della bufera loro hanno girato di qua e di là facendo foto da lasciare in eredità ai posteri. Hanno fatto shopping sfrenato e hanno trovato una nuova divisa da sbandierare orgogliosamente in giro per il mondo (it's a ladies night...YEAH!). Hanno girato per clubs anche noiosi a causa dell'house music, hanno bevuto tequilas da 12$ a shots (e la mancia non la vogliamo lasciare?!). Si sono innamorate di borse costose e le hanno comprate. Hanno divorato hot dogs e assaggiato la cucina dello Sry Lanka. Hanno ingurgitato quintalate di sushi, perchè si sa a loro non piace. Hanno fatto facce buffe e...sono state amiche. Forse la cosa più importante e preziosa. Nonostante a volte sia faticosa anche quella. Ma si sa che c'è, è lì e ci resterà sempre.
Grazie ragazze!
gNYgno love

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21:33
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martedì 15 gennaio 2008

♥ Cold hands warm heart

Tanti piccoli esseri umani corrono come schegge impazzite nei sotterranei della metropolitana. Caffe' bollenti tra le mani, auricolari nelle orecchie, libri, giornali e persino laptop per passare il tempo nella subway. Sono queste le cose che vedo non appena mi immergo nella mia prima giornata di lavoro. La prima giornata lavorativa di questa mia vita newyorkese. Non mi sembra vero di camminare per le avenues non da semplice turista, ma come piccola parte della citta'. I palazzi sono cosi' enormi che ogni minuto mi domando: ma come avranno fatto a costruirli?
E come avranno fatto a costruire il palazzo di vetro? Mentre ci entro dentro ho i brividi dall'emozione e come me credo anche gli amici che mi sono fatta da poco. Anche loro un po' spaesati, lontani migliaia di chilometri da casa, in cerca di una nuova casa, ma entusiasti di iniziare quest'avventura nell'organizzazione mondiale forse piu' importante che ci sia. Tutto all'interno e' luminoso, spazioso, enorme, caldo. Tutti sono molto gentili e ti danno indicazioni accompagnadole con un sorriso. Sembriamo tutti dei ragazzini il primo giorno di scuola e mi sembra di essere ancora una matricola. Sono dannatamente felice di essere qui. La giornata corre veloce tra presentazioni, caffe', consigli e risate dall'accento strano. Risate da ogni parte del mondo. Qui c'e' davvero tutto il globo ed e' forse la cosa che piu' mi lascia a bocca aperta. Tante razze, tanti occhi di forme diverse e tutti messi sullo stesso piano, tutti uguali, tutti che possono fare qualcosa per migliorarsi e migliorare il posto in cui viviamo. Sarebbe bello se si potesse creare un ambiente cosi' ovunque.
La giornata e' quasi finita, una birra la pub per conoscerci meglio e poi, a casa perche' sono distrutta. Sbaglio spesso strada perche' non so orientare la cartina e cammino come un cammello tutti i giorni. Saro' geniale, ah?
Che dire?! If you can make it there, you can make it anywhere...
Vostro
gNYgno

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22:36
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lunedì 7 gennaio 2008

♥ Tributi

Esistono vari tipi di tributi e non parlo di tasse o imposte. Parlo di quelle cose tenere che si fanno per dimostare alle persone a cui si vuole bene tutto il nostro immenso affetto per loro. Ci sono tributi sotto forma di poesia o di canzone e ci sono anche le band-tributo che però alcune volte, sarebbe meglio tenessero per loro tutto l'amore che hanno. Ci sono i tatuaggi coi nomi dei figli, ci sono le dediche sui libri, le scritte sui muri e poi ci sono le dediche sui blog. Io oggi ho scoperto di avere un post-tributo nei miei confronti, una parte di spazio virtuale non mio che parla della sottoscritta. E la cosa - lo ammetto - mi ha letteralmente fatto impazzire, perchè un tributo così non me l'aveva ancora scritto nessuno! Ci voleva solo una mente genialmente diabolica come quella della mia amica Transilvania Alice o Radioalice (per i bloggers aficionados) per scrivere un ritratto così esilarante della mia persona. E' bello ricevere tributi, perchè sono una dimostrazione d'affetto e perchè impari anche qualcosa in più su di te. Impari che c'è qualcuno là fuori che ti accompagna sempre e non ti lascia mai fola anche quando fei fola (grazie Jova!). Ti dimostra che alcune persone sono sempre con te e te le porti dentro, anche dall'altra parte del mondo. Grazie Ali, davvero di questo tributo e di tanti altri che non hanno bisogno di essere scritti!
With love
Gnigno in partenza e in potenza

PS per sghignazzare un po', trovate il famigerato tributo su Giovani, carine e disoccupate.

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18:20
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giovedì 27 dicembre 2007

♥ E adesso?! Liquidi!

Dopo 7 aerei, migliaia di km, sole, cuore, amore, moqueca di peixe, pão com queijo, Salvador, Porto Seguro, il Morro, la Chapada, Rio, le ustioni, le influenze...Dopo mille sogni di mille notti di mezza estate, metà gruppo ce l'ha fatta ed è rientrato a casa base. Cate & Anna hanno sfidato i ritardi della TAP e sono atterrate a Malpensa il giorno 23 dicembre. C'è voluto un po' per riprendersi e poter scrivere di nuovo su questo blog dai colori tremendamente estivi e tremendamente brasiliani. E' bello essere di nuovo a casa, aver passato il Natale al freddo come si deve e non con Babbo Natale in bermuda e le renne che sudano. Ma è anche un po' triste, un po' malinconico svuotare le valigie (quando finalmente ti arrivano a casa) e trovare resti di sabbia, vestiti che profumano (quei pochi che profumano) di mare, è malinconico trovare bigliettini di ristoranti improbabili, trovare tutti i regali che sanno di artigianato, trovare le versioni di te che hanno camminato per il Brasile...Insomma bello partire, bello tornare e bello voltarsi e vedere quanta strada si è fatta. Quattro donnine warriors partite un po' per sfida, un po' per curiosità e un po' per quella cosa che hanno dentro che può tutto tranne tenerle ferme. Quella insaziabile voglia di andare sempre un po' più in là a vedere cosa c'è sotto una diversa bandiera, sempre ansiose di farsi brillare gli occhi e di stupirsi di fronte al mondo e alle cose terribili e stupende che ha da offrire.
Sono qui al caldo guardando il nebbione che c'è fuori. Mi mancano le palme, mi mancano tutti i sorrisi e gli sguardi, mi mancano le infradito (che per nostalgia indosso anche adesso), mi manca l'altra metà del quartetto che è ancora a Rio, mi manca il mare vicino a portata di bagno, mi manca...Troppe cose mancano, ma va bene così. Bello partire, bello tornare. Ora c'è una bandierina in più sul mappamondo che, però, sembra comunque sempre troppo grande. Chissà se ce la faremo a vederlo tutto...intanto noi abbiamo iniziato.
Gnigno casalingo

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17:54
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domenica 9 dicembre 2007

♥ Il viaggio continua...

...e diventa sempre piu' bello e interessante. Siamo qua da sole due settimane, ma ci sembra una vita. Le risposte che ci siamo date per spiegare questa sensazione sono 2: la prima e' che ci troviamo cosi' bene che ci sembra di essere a casa, la seconda e' che non ci passa un cazzo! AH AH AH! In realta' e' che stiamo vedendo talmente tante cose che non riusciamo quasi a starci dietro. Ora ci troviamo nella Chapada o Chapelada, come l'ha ribattezzata qualcuno, un parco naturale con delle cascate mozzafiato e trekking da paura. Noi col trekking abbiamo poco a che fare e la nostra rapidita' fra le rocce lascia molto a desiderare, ma la parola d'ordine e' NON MOLLARE e tra una caduta e l'altra scopriamo nuovi orizzonti. Prima di arrivare qua siamo state a Porto Seguro, dove e' nato il Brasile e sono arrivati i primi esploratori; poi su un'isola meravigliosa chiamata Morro do Sau Paulo, dove le strade sono di sabbia, le macchine non circolano e le spiagge fanno invidia a quelle dei Caraibi. Abbiamo visto albe e tramonti indescrivibili a parole, abbiamo bevuto litri di succo di abacaxi e camminato sotto il sole cocente. Alcune sono andate a cavallo, altre hanno ponzato senza tregua (indovinate io di quale gruppo facevo parte). Finalmente ci siamo abbronzate e possiamo tornare a farvi un po' di sana invidia. Il quartetto continua a spostarsi senza problemi, elogiato per il coraggio di affrontare il Brasile da solo. E' molto strano qui vedere donne straniere in giro da sole, noi siamo, ovviamente, la felice eccezione. Il mio portoghese ha seri problemi e spesso non capisco bene quello che mi viene detto e prendo fischi per fiaschi, come si suol dire. Per fortuna le altre hanno piu' orecchio e piu' praticita' linguistica e mi traducono cio' che io apprendo in forma distorta. Abbiamo ancora un sacco di cose da fare e da vedere: tornate a Salvador ci restano alcune spiagge da visitare e poi la meta finale, l'enorme Rio de Janeiro.
Ora scappo e vi mando un saluto dal Brasile dove le luci di Natale sono attorcigliate alle palme e fanno un po' senso!
Beijos
Gnigno en Brasil

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16:21
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giovedì 29 novembre 2007

♥ Bahia

Umidita' alle stelle, siamo in un internet point della citta' baixa di Bahia sul lungo mare. Che strano essere connessi col resto del mondo, quando per tutto il giorno si ha la sensazione di esserne fuori. Di essere su un altro pianeta con i suoi ritmi, i suoi difetti, le sue meraviglie e la sua disarmante poverta'. Sono passati solo pochi giorni, ma sembra una vita che camminiamo per le strade di Bahia facendo lo slalom tra venditori di collanine e mendicanti, sperando che ci diventi la pelle nera per non essere notate. A volte mi sembra di avere un faro puntato addosso, perche' qualsiasi persona ci guarda, si volta e non ci molla finche' non giriamo l'angolo. Sara' che non mi sono ancora abbronzata perche' il tempo e' cosi' cosi', sara' che Bahia e' l'anima nera del Brasile...Sara', non lo so, ma quegli occhi scuri, profondi, ti guardano, ti spogliano e sembra che sappiano gia' tutto di te.
Qua si ride, si scherza e si assapora quella cosa meravigliosa che e' la vita. Viaggiare serve anche a questo: a dare piu' valore a tante cose che consieri scontate, ma che in realta' non lo sono affatto. Ti aiuta a vedere le cose dall'altra parte dell'emisfero e a capire quanto ti e' andata bene 'sto giro. Ti dimostra ancora una volta quanto siano straordinarie le persone che hai accanto, sempre pronte a prendere lo zaino, a partire con te, sempre pronte a ridere anche quando fai delle battute agghiaccianti.
Ora scappo...Stanotte si riparte alla volta di Porto Seguro e che Deu ce la mandi buona!!!
Un saluto pezzato da Bahia a quelli che leggeranno dalla fredda Italia
Bacio
Gnigno in Barsil

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giovedì 22 novembre 2007

♥ Son soddisfazioni

Sembra quasi uno scherzo del destino: a un anno esatto dalla mia laurea (più precisamente dalla mia festa di laurea) la mia amata Jin, in arte Valeria, in arte mia cugina, si è laureata. Sì e l'ha fatto in grande stile hollywoodiano come solo lei sa fare, strappando alla commissione un bel 110. Si vede che hai scelto il professore giusto, vero Corradone? Che orgoglio che sei! Lo so, io sono di parte, ma quando uno è bravo, è bravo e i complimenti se li merita tutti. Grande amore, sei stata bravissima e aver partecipato a questo giorno importante mi ha fatto commuovere e mi ha fatto capire che quello che abbiamo è una cosa rara, preziosa, da difendere con le unghie e coi denti, perchè nessuna galera potrà mai dividerci!
E poi i tuoi ringraziamenti della tesi...Ma sei matta? Vuoi farmi venire uno sciopone? Vuoi che pianga di gioia per il resto dei mie ghiurni? Grazie, grazie e ancora grazie!
Insomma, cara Jessicona con questo post voglio urlarti grazie dalla mia cameretta incasinata, pronta a partire per una nuova avventura brasiliana e, ovviamente, per il festone di domani!
Ti amo Dottore del buco del culo!
Tuo
Gnigno laureato

PS Le foto ritraggono la dottoressa Guernieri con las primas e - qui sotto - vestita con i suoi abiti originali. Il suo nome non è Valeria, in realtà è JESSICA (RABBIT).

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domenica 18 novembre 2007

♥ Il futuro nel caffè


Finisce anche questo caffè. Lascio che i fondi predicano un futuro di cui non voglio sapere niente. Perchè mi fa paura. Perchè voglio vedere che faccia farò quando la vita mi busserà alla porta frenetica e mi tirerà fuori casa a forza. Quando molti desideri si infrangeranno e molti altri si esaudiranno. Mi stringo nelle spalle e tengo il tempo con le unghie sul tavolo. Seguo una canzone che non conosco, ma che mi ricorda qualcosa. Forse di quella frase letta sul muro stamattina "I really do have love to give; I just don't know where to put it". Ecco forse è questo che mi fa pensare nervosamente. Forse non so semplicemente dove incanalare, incasellare, posizionare, mettere, conficcare tutte quelle cose che mi rimangono lì. Tra lo stomaco e il cuore. Tutte quelle cose che vorrei trovassero un posto più adatto e perfetto che non sia io. Forse aveva ragione, forse aveva proprio ragione a definirmi evanescente. Continuamente in bilico tra esserci e sparire, sfuggente e presente, tua ma irrimediabilmente anche solo mia. Sembra sempre che la mia decisione in ogni caso, sia quella sbagliata. E ora non so davvero che farmene di tutte quelle cose lì. La sigaretta mi sembra non durare nemmeno il tempo di un respiro. So che non verrai a questo appuntamento, come hai sempre fatto. Mille tuoi passi indietro per un mio piccolo e faticosissimo passo avanti. Spengo la sigaretta con decisione. Indosso la sciarpa e mi butto in strada. Mi lascio alle spalle i fondi del caffè. Forse parlavano di te o forse no. Continuo a non volerlo sapere, perchè mi fa paura.

Foto trovata su gowen.myblog.it

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giovedì 15 novembre 2007

♥ In Shelter


Il cielo non promette niente di buono. Da una parte mi sorride amichevole, dall'altra mi guarda minaccioso. Fa freddo e ogni centimetro della mia pelle ha i brividi. Cammino per la strada osservando le persone, i loro gesti e i loro sguardi. Mi chiedo se alcuni di loro non stiano cercando riparo come me. Un riparo dove poter tirare un bel respiro senza doversi guardare le spalle aspettandosi sempre il peggio. Un riparo dalle paure, dai ma e dai se, da tutte quelle cose che mi fanno sentire imperfetta e che non mi fanno capire. Io per ora trovo riparo sotto ad un portico graffittato e corro via veloce dalla pioggia. Ascolto l'ultima canzone della playlist, in attesa di correre via da tutto, di prendere quell'aereo, verso quella parte di cielo che ancora mi sorride.

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venerdì 9 novembre 2007

♥ Embassy, c'est plus facile

Sono le ore 8.45 del mattino. Milano è avvolta da un bel freschino autunnale, ergo muoio di freddo. Cerco di sembrare presentabile, di essere un bel donnino, ma continuo a sbadigliare come una bertuccia nascondendomi dietro al passaporto. Osservo la guardia, dai tratti tipicamente italici che comunica tramite auricolare con l’interno del palazzo. Non potevo immaginare che lì dentro avrei trovato 800 guardie dallo sguardo italico che non parlavano tra di loro, se non tramite radiolina. Aspetto ancora fuori pensando che ho scelto la bici e adesso mi tocca pedalare. Finalmente è il mio turno. Mi sembra di entrare all’aeroporto: metal detector e sguardi minacciosi se mi metto le mani in tasca. Mi spoglio, il metal mi dà l’ok e gli voglio bene. Indosso un badge che mi qualifica come visitor. Mi vengono in mente gli ufo, ma non lo faccio presente al marine che mi guarda dall’altra parte del vetro. Sta lì col suo cappellino bianco, la sua divisa color marroncino vomito e tutta la sua afroamericanità. Chissà se ha nostalgia di casa a volte. Lascio la malinconia al marine e finalmente prendo l’ascensore. Al 7th floor c’è il mio visto per gli States. O almeno spero che ci sia. Nonostante la mia foto-tessera da ragazzina idiota, mi dicono di accomodarmi e aspettare il giudice supremo che mi dirà se son cosa gradita negli Stati Uniti o se posso gentilmente stare a casa mia. Attendo, guardo una giapponese trendy con la borsa di MiuMiu, poi una polacca che racconta di tutti i parenti che ha negli USA e quanta voglia abbia di partire, poi lui, il mio vicino, quello che mi sfiora il gomito e continua a muoversi: un indiano che sa un po’ di kebab (mi sembrava di stare su un treno). Porca vacca, ma sempre a me? Povero, un po’ mi dispiace: quando l’hanno schedato – come a tutti noialtri – continuava a confondere la destra e la sinistra e non riuscivano a prendergli le impronte. Sarebbe un’ottima tecnica per sfuggire allo “schedamento” fingersi ignoranti e mettere il gomito sull’aggeggio digitale o le dita dei piedi. Però forse il visto, poi non te lo danno mica. Vabbe’, una voce oltre il vetro mi chiama: Signorina Del Cancio. (da qui in poi leggete in italo-inglese, tutto risulterà più facile). La signorina Del Cancio che rappresento, sorride e timidamente si presenta al varco. “Buonciorno, qual è mocivo di suo viaggio negli Staci Unici?”
“Lavorerò per l’ONU per un progetto dell’università”
“E cosa farà esacciamence all’ONU” Qui in pochi secondi devo inventare cosa farò là, perché esacciamence non lo so manco io “Eh…sarò nel DPI e seguirò l’ufficio stampa”
La tipa – che aveva un nome fighissimo, ma non posso ripeterlo se no mi mettono in gatta buia – impassibile continua l’interrogatorio: “Ok, meccia il pollice sinistro sul lecciore, prego” Sentendomi un po’ una delinquente per la seconda volta, eseguo gli ordini.
“Deve riprovare, sua improncia non va bene” Oh mio Dio, che cazzo hai oggi pollice sinistro che non vai bene?! Riprovo. “No, non va. Asciuga mano per favori e riproviamo” Io asciugo mano, ma nemmeno ‘sta volta il pollice vuole schedarsi. “Ok, proviamo con indice sinistro” Indice, non mi mollare anche tu, ho bisogno del visto. Indice fa suo dovere e dopo qualche attimo d’attesa, lady di ferro mi guarda e mi dice: “Ok, ho approvato suo visto. Grazi e arrivederci”.
Oh Madonna BEATA! Le sorrido e felice come una pasqua raggiungo la guardiaauricolare all’ascensore: “Tutto bene signorina?” lo vedo lo sguardo da simpaticone e sorrido fiera “Sì, sì tutto bene” “Siamo a posto col visto?” Io presa da un attimo di follia post-visto gli dico: “Eh, sì, tutto ok…si son fidati a darmi il visto…ah ah ah!” Solo poi realizzo che non era il massimo della scaltrezza dire una cosa del genere all’interno dell’ambasciata americana. Ma la guardia mi sorride e mi ficca nell’ascensore. Finalmente sono fuori, libera dalle auricolari e dalle telecamere. Il mondo è tutto in discesa. E ora si parte davvero. Miticoh!
GniGno chi l'ha visto

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10:15
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venerdì 2 novembre 2007

♥ And now go!

Mi dite come ci si deve sentire ad un passo dalla realizzazione di un sogno? Io non lo so esattamente come mi sento e al sogno ci sono arrivata e lo sto ammirando. Mi sembra una cosa talmente grossa, incredibile, indefinibile che resto senza parole a bocca aperta con gli occhi sbarrati. Due giorni fa ho ricevuto la mail che cambierà il corso della mia vita, che mi darà la possibilità di partire di nuovo. Che mi darà la possibilità di uscire là fuori e vedere com'è. Sono talmente felice che mi viene quasi da piangere. Tutto è partito da una domanda online fatta per gioco, senza mai smettere di sperarci però. Fatta e messa nel cassetto proprio come i sogni. Ed ora ho dovuto riaprire il cassetto, dare una spolveratina e aprire questo sogno con entrambe le mani strappando la carta perchè porta fortuna. Nei prossimi mesi sarò in giro per il mondo e un po' mi spaventa questa globalità che mi chiama. Sempre pronta a partire ovviamente, ma 'sto giro da sola, sulle mie gambe col mio zaino nel bel mezzo della Grande Mela. Tra un taxi giallo e un palazzo di vetro. L'Agnigno parte ragazzi. New York l'aspetta. Che dite, ce la farà? Secondo me, sì! :-)
Gnigno Big Apple

Don't listen to what they say. Go see.

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12:25
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venerdì 21 settembre 2007

♥ Nuovo cinema paradiso

Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu.

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14:25
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domenica 9 settembre 2007

♥ Lettera

Caro J.,
chissà dove sei a regalare la tua luce. Io sono dispersa nel mondo in un posto di cui non so nemmeno pronunciare il nome. Lascio che l'aria fredda e l'emozione di scriverti mi congelino le dita. Lascio scorrere questo inchiostro finto per tentare di raggiungerti. Come Yair cercava di raggiungere la sua Myriam. Chissà che un giorno tu non diventi per me quello che Myriam fu per lui. O forse lo sei già stato, ed è proprio per questo che non posso smettere di cercarti. Mi domando quante mani avrai stretto, quante pelli avrai accarezzato dall'ultima volta che hai accarezzato la mia. Cerco di immaginarmi cosa potrebbe significare la mia vita senza te, e non immagino niente. Come un campo deserto dove anche il grano si rifiuta di crescere o come un rubinetto che non vuole dare acqua, che non vuole darmi acqua da bere. Rimango senza fiato ripercorrendo a mente i tuoi lineamenti così duri, angolati, ben definiti. Penso a quanto saremo cambiati al nostro ritorno, chissà se riusciremo a ritrovare quell'energia che ci dava da vivere. Che manteneva le nostre anime, che le riscaldava e ci faceva correre incontro ogni volta che ci scoprivamo in lontananza tra la gente. Come se fossimo due isole unite da un ponte, tutto il resto mare disperso e profondo. Il nostro ponte sembrava incrollabile. Non pensavo che il mare sarebbe stato più forte. Sai, ho visto tanta gente, ho stretto mani, dispensato sorrisi. Ho conversato con poeti, tassisti, futuri Romeo, letterati, giocolieri, con gigolo e banchieri, con gente di mondo e con gente che niente sa del mondo, ma che finge di conoscerlo bene. Ho incrociato sguardi fugaci e intensi. Ma nessuno mi ha mai mostrato il mio lato oscuro. Quello splendente e lucente quasi tutti ce l'hanno fatta a metterlo in vetrina. Ma la parte in ombra, quella fetta di luna che rimane nascosta mentre andiamo a dormire, è rimasta addormentata. Tu l'avevi trovata, rapita e custodita sin dal primo attimo. Sin dal momento in cui mi guardasti in quella libreria. Io annusavo le pagine di un libro che mai avrei comprato. E tu eri lì, nella tua immensa lucentezza e mi ammiravi. Pagherei per rivedere l'ammirazione nei tuoi occhi, quella che mi hai sempre riservato dispersi nell'oceano delle nostre lenzuola, quella che mi davi sul terrazzo quando fotografavamo l'alba. Mi chiedo se sia possibile vivere accanto a qualcuno senza stufarsi mai, senza aver mai voglia di cambiare isola. Per ora so solo che la tua isola deserta è l'unico posto in cui sarei disposta a trasferirmi. E' l'unico posto in cui vorrei perdermi per anni alla ricerca della strada di casa, alla ricerca di me. So che troverei entrambi. Chissà quante immagini hai impresso nella memoria, quante scatti perfettamente a fuoco avrai salvato. Chissà se li vorrai condividere con me. Io lascio uno spazio vuoto nel mio album mentale, per quando vorremo riempirlo con una foto dei nostri piedi, delle nostre mani, dei nostri capelli. Con una foto che assomigli a un "noi" o a un "tu ed io". L'aria continua a gelarmi il sangue.
Credo sia ora di smettere di scrivere.
Ti auguro buona notte. Saluto la luna e il suo lato brillante. Se tu fossi qui, mi limiterei a guardarti senza dire una parola. Tanto tu capiresti e saluteresti il lato oscuro della luna.
A.

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♥ Voltare pagina di un vecchio libro impolverato.
23:46
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♥ MYSELF

    Leggi tra le righe.

♥ Thank you

♥ oldies

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